Urban Center alla Triennale di Milano

L’Urban Center è un nuovo spazio ricavato all’interno della sede della Triennale di Milano progettata da Giovanni Muzio negli anni Trenta. Il progetto nasce da una partnership tra Comune di Milano, Politecnico, Ordine degli Architetti e, appunto, Triennale. Lo schema elaborato da Matteo Ghidoni ed Enrico Dusi, vincitore di un concorso di progettazione, mira a realizzare un luogo dove sia possibile osservare Milano e il suo cambiamento attraverso mostre, conferenze, workshop, dibattiti pubblici, concorsi e gare. Obiettivi dell’Urban Center sono infatti la progettazione urbana, la ricerca e lo sviluppo del territorio attraverso lo scambio con operatori pubblici e privati attivi nella definizione degli asset urbani. Organizzazioni, fondazioni, società, professionisti, università e studenti contribuiranno in un solo luogo alla razionalizzazione delle trasformazioni urbane, tramite un mutuo scambio di informazioni. Sinergo ha curato il progetto impiantistico per la realizzazione di questo nuovo spazio.

Il progetto – L’Urban Center nasce come una sorta di sportello per raccogliere idee, proposte, suggestioni, ma anche come luogo di studio, ricerca e confronto tra le trasformazioni di Milano e delle altre città. Il suo spazio è molto semplice ed è definito da tre elementi: un forum al piano terra, un grande tavolo/piattaforma al primo piano e una scala elicoidale che li collega. Grazie all’introduzione di questa scala, piano terra e primo non sono divisi rigidamente in funzioni ma assumuno ruoli fluidi e interscambiabili. Spazialmente, uno è complementare all’altro. Su entrambi i livelli il progetto lavora sulla topografia dei primi 80 cm dal pavimento (la quota dei davanzali delle finestre). Mentre al piano terra il perimetro si solleva articolandosi in due gradoni lungo tre lati della sala, al piano superiore è invece la fascia centrale a sollevarsi diventando un grande tavolo longitudinale. Se questi due elementi sono formalmente definiti e monumentali, la loro funzione è aperta e ambigua. I gradoni sono infatti sedute in grado di ospitare incontri e dibattiti, ma sono anche piani su cui collocare  modelli o materiali di lavoro per piccole espisizioni. La sala al piano terra è dotata di un sistema multimediale che proiettando sulla parete di fondo trasforma all’occorrenza il forum in una sala video, o in un mini cinema. Il tavolo del primo piano, allo stesso modo, vuole supportare il lavoro quotidiano del personale dell’Urban Center, ma può accogliere riunioni più allargate e pubbliche. Esso definisce insomma uno spazio di produzione e piattaforma di broadcasting, ma all’occorrenza può divenire una grande superficie espositiva – dove ad esempio può essere installato un grande modello urbano.

Il collegamento della scala elicoidale rafforza questo rapporto di complementarietà e scambio tra tavolo e forum. Dal primo livello essa può essere percepita come una sorta di sonda dello spazio sottostante o, diversamente, come un periscopio che emerge dal piano terra. Al livello inferiore il suo sviluppo plastico è visibile dall’atrio della Triennale attraverso il grande varco d’accesso all’Urban Center. Lo spazio è così immediatamente riconoscibile come completamente accessibile sui due livelli. Infine, la scelta di non frammentare gli spazi ma di relazionare le due grandi sale allo spazio centrale di ingresso intende restituire la permeabilità visiva e fisica originale del progetto di Muzio, lasciando spaziare la vista dall’atrio oltre le finestre verso il parco.