Il progetto di A+M2A per un edificio residenziale a Sesto San Giovanni

Sul finire del 2017 Sinergo è stata coinvolta dallo studio A+M2A nello sviluppo strutturale, impiantistico, costruttivo di uno schema presentato in prima fase al concorso internazionale House in Milano Sesto. Lo schema, selezionato da una giuria estremamente autorevole tra 180 proposte presentate, ha vinto il 3° premio.

Dalla relazione illustrativa – Lo schema di progetto compone in una volumetria unitaria tre elementi tipologici distinti – la galleria commerciale, la corte con ballatoi tipica della casa di ringhiera milanese, la facciata industriale a curtain wall. Tale rilettura, non letterale ma analogica, di elementi linguistici dell’architettura di Milano e Sesto San Giovanni, vuole creare una relazione tra edificio e memoria del luogo – richiamando ad un tempo la galleria Vittorio Emanuele II (rievocata peraltro nella trama edilizia del Masterplan di RPBW), lo spazio a corte tipico dei palazzi milanesi, il passato dei grandi complessi industriali di Sesto.

Il montaggio di questi elementi tipologici – galleria, corte a ballatoio, facciata industriale – è attuato esplicitamente in sezione:
l’attacco a terra è occupato da un’ampia galleria commerciale, permeabile e aperta, che relaziona con la sua doppia altezza l’edificio al quartiere e costituisce il massivo basamento su cui si impostano i piani della residenza;
all’interno lo spazio della residenza è raccolto attorno alla corte – o meglio attorno al giardino pensile della corte – circondata dai ballatoi, dalle scale e dai passaggi pensili che li collegano ospitando spazi comuni;
sui quattro fronti, l’insieme degli appartamenti si presenta avvolto in un reticolo spaziale metallico che incarna la memoria industriale di Sesto San Giovanni. Dietro all’apparente gioco di una «geniale invenzione di una Milano inesistente» si celano considerazioni di ordine formale e funzionale. Innanzitutto la proposta interpreta con una forma unitaria l’impostazione a lotti rettangolari attuata dal Masterplan di Renzo Piano, senza frammentare l’impianto dal punto di vista planivolumetrico. Da questo punto di vista, la scelta della corte è apparsa subito come obbligata, poiché permette con un solo gesto di realizzare un oggetto architettonico puro, dove gli affacci degli appartamenti guardano sul quartiere attraverso un dispositivo geometrico che unifica e misura lo spazio della residenza – questo mentre gli accessi e gli spazi di servizio sono organizzati attorno alla corte comune. È chiaro tuttavia che le volumetrie richieste dal programma funzionale, una volta scelta la tipologia a corte, comporterebbero la definizione di uno spazio comune eccessivamente buio, qualora questo fosse circondato da corpi di fabbrica alti nove piani. Di qui la scelta di soprelevare il blocco residenziale al di sopra di un basamento – dunque a partire dal secondo livello. Tale operazione permette di introdurre nella corte un giardino pensile che attraverso tre oculi è posto in relazione spaziale e visiva con la galleria al piano terra. All’esterno il blocco residenziale viene così soprelevato su un massivo basamento in calcestruzzo armato scavato da volte ribassate: un’esuberante rilettura del rapporto che nell’Unité d’Habitation di Le Corbusier lega il basamento con pilastri troncoconici in béton brut alla lama delle residenze.